Venue

The venue of LOD 2019 will be The Certosa di Pontignano — Castelnuovo Berardenga (Siena).

The Certosa di Pontigniano

Up there, in fact, the wind turns into the planet’s enigmatic breathing. The morning breeze blows out toward the sea and returns warmer in the evening toward land.

In that oasis which welcomes my exodus I sense the idleness of old men, I listen to the dull, mounting din of birds breaking into song, to silence, to the cry of joy that greets the day, to the sounds of life in the valley that are deflected, with the clinking of artisans meeting the moans of plows furrowing the land.

Then there is that silence which is “not silent”, being the language of nature and the universe. Not only – it is also an ongoing locution that we risk interrupting with our sudden, fragmented comments.

And so, in this refuge of solitude, as the day takes leave for men and all life, abandoning the hollows of the hills and eclipsing among the crevices of arid mounds, the soul is filled with nostalgia for loved ones and contact with the human world: because it is precisely in isolation that wholeness may be best appreciated.

The heart passes from a state of melancholy to one of universal generosity that is born of an acute perception of the frailty of humanity, life and beauty – of all that is hoped for and promised.

Mario Luzi, from “Terra di vento e di deserto” in Mi guarda Siena.

 

 

… Pausa di privilegio alla mia traversata – sosta che l’animo in accelerazioni di slanci desidera smanioso e quasi ingordo – è la terra orciana, quella più alta, oltre San Quirico, fino a Montepulciano, a Pienza.

Visione che appare come un fondale della memoria o un luogo del sogno su cui un oscuro senso esaltato percepisce il brivido d’una misteriosa ventilazione.

Lassù, infatti, il vento è una specie di respiro misterioso del pianeta. Vi soffia la brezza che la mattina corre in direzione del mare e che a sera ritorna, più calda, verso terra.

Da quell’oasi che si apre accogliente al mio esodo, intuisco l’ozio dei vegliardi, ascolto l’ascesa del fragore sordo e chioccio degli uccelli verso il canto, il silenzio, il grido di felicità che colma il giorno, l’operosità della valle che rimbalza e si risponde in opere artigiane, in mugli di motori spinti al solco delle arature.

E ancora… un silenzio “non silenzioso”, in quanto voce e linguaggio della natura, dell’universo. Anzi, di più: un discorso continuo, sempre in atto, che, in verità, a volte noi interrompiamo con un dire frammentario e provvisorio.

Così, nella mia nicchia di solitudine, mentre il giorno umano e non umano sfugge dalla terra, dall’incavo dei suoi piccoli monti e si eclissa tra le pieghe dei suoi aridi dossi, l’animo elabora anche una nostalgia dei propri simili, del contatto con il mondo degli uomini: perché è nella separatezza che viene rivalutata la totalità.

Il cuore, da una condizione di malinconia, deborda, allora, ad una “carità” universale che nasce dal senso acuto della fragilità umana, della vita, della bellezza. E tutto ciò è attesa, promessa.

Mario Luzi, da “Terra di vento e di deserto” in Mi guarda Siena *.